Faggeta di Moliterno


Carta di identità del sito

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Nome Faggeta di Moliterno
Codice IT9210110
Tipo B
Estensione 350 ha
Comuni
Province
Habitat (All. 1 Dir. 92/43/CEE): 9210*, 9180*, 6210(*) dettagli   »
Specie (All. 2 Dir. 92/43/CEE e all.1 dir. 79/409/CEE): Acer cappadocicum Gled. subsp. lobelii (Ten.) Murray (Acero di Lobelius), Ilex aquifolium L. (Agrifoglio), Ardea cinerea (Airone cinerino), Strix aluco (Allocco), Alauda arvensis (Allodola) dettagli   »
Note

Habitat All. 1 Dir. 92/43/CEE

Faggeta di Moliterno

9210* - Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex

9180* - Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion

6210(*) - Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee)

Specie All. 2 Dir. 92/43/CEE e all.1 dir. 79/409/CEE

Faggeta di Moliterno

Acer cappadocicum Gled. subsp. lobelii (Ten.) Murray (Acero di Lobelius)

Ilex aquifolium L. (Agrifoglio)

Ardea cinerea (Airone cinerino)

Strix aluco (Allocco)

Alauda arvensis (Allodola)

Arisarum proboscideum (L.) Savi (Arisaro codato)

Delichon urbica (balestruccio)

Orchis anthropophora (L.) All. (Ballerina)

Motacilla alba (ballerina bianca o batticoda)

Motacilla cinerea (ballerina gialla)

Himantoglossum adriaticum H. Baumann (Barbone adriatico)

Circaetus gallicus (Biancone)

Sylvia atricapilla (Capinera)

Carduelis carduelis (Cardellino)

Parus palustris (Cincia bigia)

Parus ater (cincia mora)

Parus major (Cinciallegra)

Parus caeruleus (Cinciarella)

Pyrrhula pyrrhula (ciuffolotto europeo)

Aegithalos caudatus (Codibugnolo)

Callimorpha quadripunctaria (Collimorfa dai quattro punti)

Columba palumbus (colombaccio)

Corvus corone (cornacchia)

Corvus corax (corvo imperiale)

Cuculus canorus (cuculo)

Daphne laureola L. (Dafne laurella, Erba laurella, Olivella)

Dictamnus albus L. (Dittamo, limonella, frassinella)

Martes foina (Faina)

Circus aeruginosus (Falco di palude)

Pernis apivorus (Falco pecchiaiolo)

Carduelis cannabina (Fanello)

Limodorum abortivum (L.) Sw. (Fior di legna)

Regulus ignicapillus (Fiorrancino)

Fringilla coelebs (fringuello)

Egretta garzetta (garzetta)

Pica pica (Gazza)

Falco tinnunculus (gheppio comune)

Garrulus glandarius (Ghiandaia)

Arum lucanum Cav. et Grande (Gigaro meridionale)

Lilium bulbiferum L. subsp. croceum (Chaix) Jan (Giglio rosso, giglio di San Giovanni, Giglio salvatico)

Hystrix cristata (Istrice)

Stipa austroitalica Martinovský (Lino delle fate)

Podarcis sicula (Lucertola campestre)

Phylloscopus collybita (Luì piccolo)

Phylloscopus sibilatrix (Luì verde)

Canis lupus (Lupo)

Turdus merula (merlo)

Ilycosa tarentula

Milvus milvus (Nibbio reale)

Ophrys lacaitae Lojac. (Ofride di lacaita)

Ophrys apifera Hudson (Ofride fior di api, Vesparia)

Ophrys insectifera L. (Ofride insettifera)

Ophrys sphegodes Mill (Ofride verde-bruna, fior ragno, scarpette)

Orchis papilionacea L. (Orchide a farfalla)

Orchis quadripunctata Cyrillo ex Ten. (Orchide a quattro punti)

Orchis lactea Poir. (Orchide aguzza)

Orchis morio L. (Orchide minore)

Orchis simia Lam. (Orchide omiciattolo)

Orchis tridentata Scop. (Orchide screziata)

Ophrys incubacea Bianca (Orchidea nera, Fior ragno nero)

Passer montanus (Passera mattugia (o passero mattugio))

Passer domesticus (Passero domestico o passera europea)

Paeonia mascula (L.) Miller (Peonia maschio)

Erithacus rubecula (pettirosso)

Sitta europaea (Picchio muratore)

Dendrocopos major (Picchio rosso maggiore)

Dendrocopos minor (Picchio rosso minore)

Picus viridis (Picchio verde)

Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano)

Buteo buteo (Poiana comune)

Polygala major Jacq. (Poligala maggiore)

Zerynthia polyxena (Polissena)

Anthus trivialis (Prispolone)

Ruscus aculeatus L. (Pungitopo)

Coturnix coturnix (quaglia comune)

Lycosa tarentula (Ragno lupo+C43)

Certhia brachydactyla (Rampichino)

Oriolus oriolus (rigogolo)

Hirundo rustica (rondine comune)

Apus apus (Rondone)

Troglodytes troglodytes (Scricciolo comune)

Accipiter nisus (Sparviere)

Sylvia communis (sterpazzola)

Meles meles (Tasso)

Tilia platyphyllos Scop. (Tiglio nostrano)

Turdus viscivorus (Tordela)

Turdus philomelos (tordo bottaccio)

Streptopelia turtur (Tortora)

Lullula arborea (Tottavilla)

Upupa epops (Upupa)

Luscinia megarhynchos (Usignolo)

Cettia cetti (Usignolo di fiume)

Paris quadrifolia L. (Uva di volpe, Erba paris, Erba crociona)

Onosma echioides (L.) L. (Viperina comune)

Emberiza cia (zigolo muciatto)

Emberiza cirlus (Zigolo nero)



Il territorio del Faggeto di Moliterno si estende su una superficie di circa 350 ettari nella parte occidentale della Basilicata, sul versante destro dell’Alta Val d’Agri, lungo il confine con la regione Campania. L'area occupa le pendici nord orientali del monte Calvarosa (1261 m), mentre la quota più bassa (970 m s.l.m.) si riscontra nel settore N-NE del territorio, in località “Petenella”.

Il contesto ambientale è di notevole interesse naturalistico e già nel 1979 veniva segnalato nel “Censimento dei biotipi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia” (Pirone, 1979). Il territorio è quasi interamente di proprietà del comune di Moliterno e ricade all’interno del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese.

Nel sito è presente una notevole varietà di tipologie vegetazionali, tra cui un lembo di fustaia di faggio e cerro di notevole bellezza ed esuberanza vegetativa, relitto delle secolari formazioni d’alto fusto risparmiate dai tagli che, tra il XIX e il XX secolo, hanno fortemente ridotto le superfici forestali della Basilicata. Sono ancora presenti all’interno del bosco esemplari di faggio che sfiorano i trenta metri di altezza ed un metro di diametro a petto d’uomo (Pirone et al, 2002).

 

 

 

  1. 1.     Inquadramento geologico e geomorfologico

 

L’area è prevalentemente montuosa ed è costituita dai rilievi che raggiungono la massima altitudine nel Monte Calvarosa (1261 m. s. l. m.). Le quote meno elevate sono nel settore NNE del territorio, in località “Petenella” (970 m. s. l. m.). Alle pendici nord-orientali del Monte Calvarosa si estende un’ampia conca intermontana nella quale confluiscono brevi impluvi che determinano locali condizioni di ristagno delle masse d’aria con elevata umidità atmosferica ed edafica. I litotipi in affioramento nell’area sono per la maggior parte risalenti al Mesozoico e la serie risulta costituita dalle seguenti formazioni:

-       calcari con liste e noduli di selce (Trias medio-alto): sono i terreni più antichi dell’area risalenti al Norico-Carnico ed affioranti a sud di località “Petenella”;

-       calcareniti e calcilutiti avana, calcari dolomitici bianchi, calcareniti oolitiche con chetiti e coralli (Giurassico): sono i litotipi che formano il rilievo di Monte Calvarosa;

-       calcareniti e calcilutiti (Cretatico): sono il tipo litologico prevalente in località “Sterraturo”, a “Manca Macera”, in località “Petenella”, presso la Casa Cantoniera lungo la SS 103 ed al “Valico del Faggeto”. Sul detrito di falda proveniente dalla degradazione di questa formazione è attualmente presente la parte centrale e più estesa del bosco (Pirone et al, 2002).

 

 

1.2. IL CLIMA

 

Le caratteristiche del clima sono state dedotte dai dati della limitrofa stazione di Moliterno (879 m. s. l. m.) e risultano un buon riferimento per il mesoclima del territorio dell’Alta Val d’Agri. Le precipitazioni medie sono di circa 1.000 mm/anno; dicembre è il mese più piovoso (158 mm) e luglio quello più arido (32 mm). La temperatura media annua è di 12,7°C; agosto è il mese più caldo (22,6°C) e gennaio quello più freddo (3,8°C). In riferimento alle precipitazioni nevose, nella stazione di Moliterno, i mesi con maggiore abbondanza di neve sono novembre, dicembre e gennaio, con altezze massime del manto nevoso che oscillano dai 10 ai 70-80 cm (Annali Idrografici, 1926-1970). In realtà, nella zona del “Faggeto”, le caratteristiche climatiche locali si discostano leggermente da quelle evidenziate dai dati di Moliterno. Infatti, a causa della maggior altitudine media (circa 1.000 m. s. l. m.), le temperature risultano mediamente più basse di circa 1-2°C. Inoltre, la conformazione morfologica ad impluvio determina il ristagno di masse di aria umida nella parte meno elevata favorendo la presenza di ambienti freschi e umidi, mentre risalendo il versante del monte Calvarosa, si assiste al tipico fenomeno di inversione termica evidenziato dalla vegetazione a querce e carpini che sovrasta in altitudine il bosco di faggio. Nell'arco dell'anno le precipitazioni risultano presenti nei mesi tra ottobre e febbraio e con un periodo di aridità estiva limitato tra la metà del mese di luglio e la metà del mese di agosto. Il valore del quoziente pluviometrico di Emberger calcolato per la stazione di Moliterno, colloca il territorio in un clima di tipo temperato-perumido.

Per quanto riguarda il bioclima il territorio può essere inquadrato all’interno della Regione Bioclimatica Temperata che dall’Europa Centrale, lungo la dorsale appenninica, si spinge fino all’Italia meridionale. In particolare, il piano bioclimatico risulta caratteristico del termotipo montano inferiore o mesomontano e dell’ombrotipo umido inferiore (Pirone et al, 2002).

 

Il sito presenta una notevole varietà di tipi vegetazionali e nell'ambito della componente forestale, in particolare, vanno evidenziati importanti nuclei di fustaia di faggio e di cerro con esemplari che sfiorano i trenta metri di altezza e un metro di diametro alla base, che rappresentano un relitto delle secolari formazioni d'alto fusto risparmiate dai tagli che negli ultimi secoli hanno drasticamente ridotto le superfici forestali dell'Appennino meridionale.

Le cenosi a Fagus sylvatica costituiscono un buon esempio di faggeta appenninica, scarsamente alterata nella composizione floristica e nella struttura, che occupa una consistente superficie del sito ed è in buona parte inquadrabile nell'habitat prioritario 9210 “Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex”. Nell'ambito delle cenosi forestali sono presenti inoltre nuclei di cerreta, querceti, lembi di formazioni a carpino nero ed anche boschi misti con aceri e tiglio riconducibili all'habitat prioritario 9180 (Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion), oltre che di popolamenti di Populus tremula.

Le formazioni dominate da camefite e da entità erbacee che si rinvengono nel sito sono per la maggior parte di origine secondaria e si inquadrano nell'habitat 6210 “Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia.

Dal punto di vista floristico, il contingente di specie di interesse biogeografico è notevole considerata l'estensione del Sic e anche il numero di orchidee che vi si rinvengono risulta piuttosto elevato.

La fauna risulta particolarmente ricca nella sua componente ornitologica, inoltre il confine nord orientale del sito costituisce parte di un percorso migratorio per numerose specie, essendo di connessione tra le più importanti aree umide del Sud Italia (rotta tra aree umide della Basilicata e della Campania). Discretamente rappresentata anche la teriofauna con elementi di notevole valore conservazionistico come il lupo; presenze importanti sono annoverate anche tra gli invertebrati con specie indicate come prioritarie dalla direttiva Habitat. L’assenza di idrografia superficiale con idroperiodo sufficientemente protratto impedisce invece l’attività riproduttiva degli Anfibi che, seppur presenti in aree limitrofe, si inoltrano nell’area del SIC sporadicamente con pochi individui erranti durante le fasi giovanili di dispersione.

Merita segnalazione anche la tarantola che, sebbene diffusa su tutto il territorio nazionale, è sempre piuttosto localizzata e raramente in popolazioni abbondanti, come risulta invece nel sito in esame. Inoltre il suo habitat tipico è costituito da zone pianeggianti con vegetazione bassa ed erbosa di tipo steppico mediterraneo e rare sono le popolazioni che vivono ad una certa altitudine, come nel caso in questione che è tuttavia caratterizzato da condizioni xerotermiche. Il suo interesse è correlato anche ad aspetti culturali, etnografici ed antropologici (fenomeno del tarantismo) del Sud Italia, e in particolare di Puglia e Basilicata.

L'interesse naturalistico del sito è correlato anche alla Ropalocerofauna: la presenza di Zerynthia polixaena è infatti rilevante in quanto si tratta di una specie  fortemente localizzata. Anche Euplagia quadripunctata (Callimorpha q.), che è stata ritrovata in abbondanza, pur non essendo una specie in via di estinzione è di notevole interesse anche poiché costituisce l'unico rappresentante del Genere Euplagia a livello europeo.  

Per ciò che riguarda gli elementi di criticità e vulnerabilità, gli incendi potrebbero costituire una  minaccia vista anche la presenza di una strada che fa da perimetro ad una parte del sito e che interessa soprattutto i quadranti esposti a sud e quindi più soggetti al pericolo incendi.

Il pascolo, probabilmente un tempo praticato di frequente anche nel sottobosco, non sembra attualmente costituire un reale disturbo agli habitat forestali o, comunque, solo per zone di limitata estensione. La tendenza all'abbandono della pratica del pascolo che si registra anche in questo settore dell'Appennino costituisce, invece, una reale minaccia alla conservazione delle fitocenosi prative e quindi dell'habitat 6210 "Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia)" poichè sicuramente favorirà le dinamiche di recupero della vegetazione arbustiva, seguita da quella arborea, che porteranno alla progressiva contrazione spaziale di queste comunità erbacee. Tali comunità sono infatti per la maggior parte secondarie e sono derivate dalla distruzione della foresta e dalla successiva destinazione a pascolo delle superfici ricavate. La riduzione delle aree di pascolo e delle praterie hanno delle implicazioni negative anche sulla fauna, come ad esempio la rarefazione di specie prioritarie quali la Tottavilla e il Prispolone.

E' stato inoltre rilevato il fenomeno dei tagli abusivi e di rapina, soprattutto nei pressi delle strade secondarie, attività che tuttavia sembra circoscritta.

La presenza di specie domestiche inselvatichite e riproducentisi in natura (soprattutto cani) che trovano facile foraggiamento nella discarica adiacente al sito, possono costituire un pericolo per il lupo sia a causa di inquinamento genetico che per la competizione per le risorse trofiche.

La scarsa presenza di alberi morti e deperienti, dovuta al passato sfruttamento del bosco, è un fattore limitante per alcune specie di uccelli forestali; si fa riferimento, in particolare, al Picchio rosso minore e al Picchio rosso mezzano, presenti con pochissime coppie localizzate nei settori meglio conservati di foresta. La caccia alla lepre e al cinghiale, condotta nelle zone di prateria e lungo gli ecotoni, è probabilmente uno dei fattori che determinano l’assenza della Coturnice.

Per ciò che riguarda l'uso del suolo, il Sic risulta occupato per la quasi totalità del suo territorio da formazioni naturali e seminaturali. Il 75% dell'area è rappresentato da formazioni forestali; di queste una piccola parte è costituita da impianti di conifere; le praterie occupano il 22% e la restante parte è costituita da cespuglieti e garighe.

Da ciò che si evince dalle descrizioni dei locali, mancando informazioni di letteratura sul passato uso del suolo dell'area in esame, le comunità forestali sarebbero in fase di recupero e ciò sarebbe anche in accordo con le mutate condizioni socio-economiche. In passato le risorse legnose sono state sicuramente oggetto di un uso più massiccio, soprattutto come combustibile per le attività domestiche e per la produzione di carbone; nell'area, difatti, c'è ancora memoria di quando intere famiglie vivevano nella faggeta creando le tipiche cataste di legna, e producendo il carbone che veniva successivamente venduto.

Per quanto riguarda le attività selvicolturali si rinvengono le seguenti forme di governo: ceduo e fustaia. Una intensa attività di ceduazione con rilascio di piccole matricine si rileva soprattutto nelle aree adiacenti al Sic, interessando soprattutto i querceti termofili; secondo le descrizioni dei locali l'aumento delle attività di esbosco per produzione di legna da ardere sarebbe dovuto ad una riduzione delle attività di allevamento e pastorizia, ritenute poco redditizie.

Il pascolo, quindi, risulta in regressione e nell'area in esame non sono presenti attività agricole. 

Le principali categorie di uso del suolo e la relativa percentuale di territorio del sito interessata sono riassunte nella seguente tabella.

Uso del suolo

%

Foreste di caducifoglie

74

Cespuglieti, garighe

2,5

Praterie

22

Impianti forestali di conifere

1,5

Abitati, strade e aree industriali

0,03